L’arte della guerra
Strategia del golpe globale
Manlio Dinucci
Quale
colIegamento c’è tra società geograficamente, storicamente e culturalmente
distanti, dal Kosovo alla Libia e alla Siria, dall’Iraq all’Afghanistan,
dall’Ucraina al Brasile e al Venezuela? Quello di essere coinvolte nella
strategia globale degli Stati uniti, esemplificata dalla «geografia» del
Pentagono.
Il mondo intero viene diviso in «aree di responsabilità», ciascuna affidata a
uno dei sei «comandi combattenti unificati» degli Stati uniti: il Comando Nord
copre il Nordamerica, il Comando Sud il Sudamerica, il Comando Europeo la
regione comprendente Europa e Russia, il Comando Africa il continente africano,
il Comando Centrale Medioriente e Asia Centrale, il Comando Pacifico la regione
Asia/Pacifico.
Ai 6 comandi geografici se ne aggiungono 3 operativi su scala globale: il
Comando strategico (responsabile delle forze nucleari), il Comando per le
operazioni speciali, il Comando per il trasporto.
A capo del Comando Europeo c’è un generale o ammiraglio nominato dal presidente
degli Stati uniti, che assume automaticamente la carica di Comandante supremo
alleato in Europa. La Nato è quindi inserita nella catena di comando del
Pentagono, opera cioè fondamentalmente in funzione della strategia
statunitense.
Essa consiste nell’eliminare qualsiasi Stato o movimento politico/sociale
minacci gli interessi politici, economici e militari degli Stati uniti
che, pur essendo ancora la maggiore potenza mondiale, stanno perdendo terreno
di fronte all’emergere di nuovi soggetti statuali e sociali.
Gli strumenti di tale strategia sono molteplici: dalla guerra aperta – vedi gli
attacchi aeronavali e terrestri in Iugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia – alle
operazioni coperte condotte sia in questi che in altri paesi, ultimamente in
Siria e Ucraina.
Per tali operazioni il Pentagono dispone delle forze speciali, circa 70000
specialisti che «ogni giorno operano in oltre 80 paesi su scala mondiale».
Dispone inoltre di un esercito ombra di contractors (mercenari): in
Afghanistan, documenta Foreign Policy, i mercenari del Pentagono sono
circa 29000, ossia tre per ogni soldato Usa; in Iraq circa 8000, due per ogni
soldato Usa.
Ai mercenari del Pentagono si aggiungono quelli della tentacolare Comunità di
intelligence comprendente, oltre la Cia, altre 15 agenzie federali. I mercenari
sono doppiamente utili: possono assassinare e torturare, senza che ciò sia
attribuito agli Usa, e quando sono uccisi i loro nomi non compaiono nella lista
dei caduti.
Inoltre il Pentagono e i servizi segreti dispongono dei gruppi che essi armano
e addestrano, tipo quelli islamici usati per attaccare dall’interno la Libia e
la Siria, e quelli neonazisti usati per il colpo di stato in Ucraina.
Altro strumento della stessa strategia sono quelle «organizzazioni
non-governative» che, dotate di ingenti mezzi, vengono usate dalla Cia e dal
Dipartimento di stato per azioni di destabilizzazione interna in nome della
«difesa dei diritti dei cittadini».
Nello stesso quadro rientra l’azione del gruppo Bilderberg – che il magistrato
Ferdinando Imposimato denuncia come «uno dei responsabili della strategia della
tensione e delle stragi» in Italia – e quella della Open Society dell’«investitore
e filantropo George Soros», artefice delle «rivoluzioni colorate».
Nel mirino della strategia golpista di Washington vi sono oggi il Brasile, per
minare dall’interno i Brics, e il Venezuela per minare l’Alleanza
Bolivariana per le Americhe. Per destabiizzare il Venezuela – indica il Comando
Sud in un documento venuto alla luce – si deve provocare «uno scenario di
tensione che permetta di combinare azioni di strada con l'impiego dosato della
violenza armata».
(il manifesto, 24 maggio 2016)
Sullo
stesso argomento vedi La notizia su Pandora TV
http://www.pandoratv.it/?p=7956